Il contributo analizza le procedure censorie del Sant’Uffizio nei confronti delle Apologie di Ernesto Buonaiuti e ricostruisce, attraverso documentazione d’archivio, il contesto dottrinale e istituzionale che portò alla scomunica del 1924. Partendo dall’autonarrazione buonautiana e dalla ricezione contemporanea delle opere Verso la luce e L’apologia del cattolicismo, Perrin mostra come l’autore, pur adottando un impianto apologetico apparentemente tradizionale, riproponesse categorie teologiche e storiche giudicate moderniste dai censori ecclesiastici. L’articolo mette in luce il ruolo decisivo della sorveglianza sistematica esercitata sul professore — conferenze, lezioni universitarie e pubblicazioni — e ricostruisce le dinamiche interne della Congregazione, evidenziando la complessità del giudizio: non semplice condanna disciplinare, ma confronto fra un progetto di rinnovamento apologetico e i limiti dottrinali imposti dall’istituzione. Il caso Buonaiuti emerge così come osservatorio privilegiato per comprendere la politica culturale del Sant’Uffizio nel primo dopoguerra e le tensioni tra modernismo, storiografia religiosa e autorità ecclesiastica.
- Introduce e coordina
Adolfo Scotto di Luzio, Università degli studi di Bergamo
- Interviene
Michel-Yves Perrin, Directeur d'études - Ecole Pratique des Hautes Etudes, Paris. Sciences religieuses, Histoire et doctrines du christianisme latin (Antiquité tardive)